A “tenere banco” nella settimana politica appena trascorsa, sono gli U.S.A.

Da una parte, in Iowa, si sono svolte le prime “Primarie”, in particolar modo quelle democratiche, che a differenza di quelle repubblicane, devono individuare chi sfiderà Donald Trump il prossimo novembre per la Casa Bianca. Dall’altra, il Senato degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana, ha votato sui capi di imputazione per l’impeachment elaborati e votati dalla Camera dei Rappresentanti.

In entrambi i casi, il vincitore è Trump. Nel primo caso, quello delle primarie democratiche nello stato rurale, non si è riusciti finora ad avere i dati ufficiali della consultazione. La motivazione è semplice: in Iowa non si vota con la scheda e la matita, ma con il metodo dei “caucus”. Procedura, questa, già di per se, molto complessa da seguire. Ma le cose sono state complicate, dalla richiesta da parte dei vertici del Partito dell’Asinello, di far arrivare i risultati tramite delle “app” installate su ognuno dei cellulari dei cosiddetti “presidenti di seggio”. L’applicazione non ha funzionato e questo fa si che oggi, alla vigilia delle primarie del New Hampshire non sappiamo con certezza se sia arrivato primo il 38enne Pete Buttigieg ( comunque finora vera sorpresa della consultazione) o il 77enne senatore del Vermont, il “radicale Bernie Sanders.

Per quanto riguarda l’impeachment, si è concluso, nel modo in cui sapevamo e che in forse ci attendevamo. Ovvero con l’assoluzione di Donald Trump dal ramo del Congresso degli Stati Uniti, a lui favorevole.

Nel mezzo, il suo ultimo discorso sullo “Stato dell’Unione” davanti alle due Camere e ai due Presidenti delle stesse, in particolare quella democratica della Camera dei rappresentati, Nancy Pelosi con cui ha cercato l’incidente “diplomatico”, evitando la stretta di mano a inizio intervento, per ottenere come reazione voluta lo “strappo del testo” del discorso a fine evento dalla 78enne navigata politica americana, che però in questo caso, con tale reazione, ha forse fatto trasparire un eccessivo coinvolgimento.

Del resto il Presidente americano in carica è al di fuori degli schemi classici presenti nel mondo di Washington e su questa sua “anomalia” ha finora capitalizzato un successo in termini di consenso sempre più elevato col passare del tempo.

Il quadro politico americano sembra essere abbastanza chiaro in questa fase della lunga campagna delle Presidenziali americane. Meno chiaro e più oscuro il quadro della situazione economica e in generale geopolitica internazionale, con l’evolversi della epidemia del “CoronaVirus”.  Di fatto nei confronti della Repubblica Popolare Cinese, vi è una sorta di “quarantena” in ambito di libero spostamento degli uomini e delle merci che non sembra destinato a risolversi in tempi brevi. Ciò ( e lo ha confermato in un recente intervento il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco) rischia di essere un danno per la crescita non solo della Cina stessa ma di tutta l’economia mondiale, europea e in particolare quella italiana.

Ciò potrebbe far pensare che in Italia il tema principale tra Montecitorio, Palazzo Chigi e Palazzo Madama, sia una serie di ulteriori interventi per il rilancio della crescita. Al contrario, la principale forza di maggioranza del governo, il Movimento Cinque Stelle, continua a rendere come argomento principale in agenda, la tanto discussa riforma sulla prescrizione, che a detta della unica formazione politica nella maggioranza che la contrasta, Italia Viva, rischia di essere la più grave violazione del principio di garantismo nel nostro Paese, da quando abbiamo adottato la Costituzione Repubblicana del 1948.

Matteo Renzi, in questa settimana, ha continuamente ricordato che la sua formazione politica non ha intenzione di uscire dal governo Conte, ma è disposta ad accettare di essere “cacciata” e a votare contro il governo, nel caso la legge sulla Prescrizione  non venga almeno sospesa per un anno, come richiesto dalla deputata italoviva Annibali, con la sua proposta di emendamento.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede non sembra essere disposto a nessun passo indietro, complice forse il fatto che su questa iniziativa legislativa e il suo eventuale successo si gioca una possibile leadership futura nel movimento che fu ideato da Beppe e Grillo e e Gianluigi  Casaleggio.

Il Partito Democratico di Nicola Zingaretti, cerca una possibile mediazione ma al momento sembra essere troppo sbilanciato sulle posizioni dei cosiddetti “grillini”. Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane.