Settimana molto intensa quella appena trascorsa. Il Governo Conte, ha “partorito” ( dopo una gestazione molto sofferta) il famoso “Decreto Rilancio”. 55 miliardi, una “manovra poderosa”, per citare le parole del Presidente del Consiglio  dei ministri, dove si procede a il rinnovo delle indennità per il covid per autonomi e cococo, si delineano dei contributi a fondo perduto per imprese e si finanzia la cassa integrazione per diversi mesi, per tutte le partite iva, piccole e grandi.

Ma il “Dl Rilancio” non è solo questo: è anche la sanatoria che interesserà 600.000 immigrati che potranno finalmente vedere sanata la loro posizione nel settore agricolo, uscendo dalla cosiddetta definizione di “invisibili”, che ha coniato la ministro delle politiche agricole Teresa Bellanova, capodelegazione al governo del Partito “Italia Viva”.

E’ un passo fondamentale per trovare finalmente una soluzione al problema della gestione delle prossime vendemmie e delle raccolte di frutta e verdura su tutto il territorio nazionale, questo va evidenziato e allo stesso tempo è un modo per uscire dalla visione predominante finora nel dibattito politico italiano sul tema immigrazione che è stata impostata da Matteo Salvini negli ultimi due anni.

Sabato 16 maggio è stato invece il momento per la definizione, tramite una difficile concertazione Stato-Regioni, le regole per il ritorno ad una parvenza di normalità nell’ambito della gestione della emergenza sanitaria del Coronavirus. Il Premier Conte ha tenuto per la prima volta, dall’inizio della vicenda, una conferenza stampa con i giornalisti presenti a Palazzo Chigi e ha enucleato i concetti basi di questa apertura che vede da lunedì 18 maggio la sostanziale libertà di circolazione e di interazione dei cittadini italiani sul territorio della Regione di appartenenza, mentre dal 3 giugno sarà di fatto esteso al resto del territorio nazionale e all’estero.

E’ il momento che un pò tutti si aspettavano e che era stato di fatto chiesto a gran voce da Matteo Renzi, già un mese fa. Una sfida importante per il nostro sistema sanitario, che si spera, possa essere affrontata e vinta nettamente.

A livello internazionale, Gli Usa si trovano a gestire non positivamente la crisi sanitaria del coronavirus. Il Presidente Trump si trova a dover accettare il fatto che si arriverà a quasi 100mila morti senza che nessun tipo di strategia da egli adottata, sia di chiusura che di apertura, abbia sortito effetto. La situazione non è migliore in Russia, dove aumentano sia il numero dei contagiati che dei morti, specie nella Parte europea della Federazione Russa. L’autorevolezza del Presidente Putin pare tendere ad affievolirsi. Ed è la prima volta dal 1999.

Strascichi della vicenda legata alla liberazione di Silvia Romano dai terroristi islamici in Somalia sono state le dichiarazioni del senatore leghista Pagano, che a Palazzo Madama ha definito la ex ostaggio milanese una “neo-terrorista islamica” ( giocando sulla dichiarazione della stessa Romano, della sua presunta conversione all’Islam) e una serie di attacchi al limite della minaccia personale della ragazza sui principali social network.

Il panorama politico italiano, da questo punto di vista, non riesce a trovare una visione condivisa per la gestione della post-liberazione degli ostaggi italiani. Una tendenza negativa che del resto, a parti inverse, permane fin dal 2001 in poi, e che non vede maturità e spirito bipartisan nelle forze politiche italiane quando si tratta di adoperarsi per la salvezza della vita di un nostro concittadino all’estero.