Il nostro Paese ha un patrimonio artistico di valore mondiale e un sistema museale che adesso, anche grazie alla riforma del governo Renzi, inizia a dimostrare le sue potenzialità al 100%. E attualmente, nel governo Conte, al timone del ministero dei Beni Culturali, vi è lo stesso ministro che qualche anno fa avviò questo processo di riforme, Dario Franceschini. L’esponente democratico di Ferrara, continua a dare le stesse indicazioni per la crescita di questo settore.

In questo quadro, l’evento “Coronavirus” e la conseguente paralisi dei servizi di fruizione culturale in Italia, ha avuto un effetto negativo e dirompente, ma non per questo non recuperabile. Dall’inizio della “Fase 2”, dal 19 maggio in poi stanno di fatto riaprendo i principali poli museali nazionali.

Ma cosa cambierà adesso per chi ( italiano o straniero, poco importa) voglia godere della fruizione di servizi culturali?

In primis, cambieranno i tempi e i numeri per l’accesso ai musei stessi. Le regole sul distanziamento sociale impongono accessi brevi e comunque riservati a numeri più piccoli di utenti rispetto a prima, proprio per adeguarsi alle normative “covid2019”.

In seconda battuta, lo streaming e più in generale i servizi on line diventeranno sempre più rilevanti come “preview” del polo museale stesso o in alcuni casi sostituti paritari. Si avrà spazio per docu-fiction di carattere illustrativo e in generale il web sarà un alleato dei servizi di fruizione culturale.

Avranno maggiore possibilità di successo e sicurezza quei musei ” a cielo aperto” come i fori imperiali a Roma per esempio, dove la configurazione “open” del servizio permetterà di avere un numero maggiore di utenti anche in ragione della maggiore sicurezza sanitaria garantita appunto da una serie visite all’aperto.

Non sappiamo se sarà una fase lunga o forse breve ma sicuramente caratterizzerà tutto il 2020.